CAPITOLO IV
Gli anni del Dopoguerra
Erano così passati gli anni più tristi e politicamente più difficili. A conferma di quanto politicamente difficile era stato il periodo appena trascorso riportiamo alcuni brani, estrapolati da riviste stampate successivamente e riferentesi a tale epoca.
fig. 73 - 1955 - Reparto stampa su pietra con torchio litografico
fig. 67 - 1957 - "il Faro" periodico d'informazioni per le maestranze degli Stabilimenti «S. Eustacchio»
Dopoguerra e Fascismo
A guerra finita, nel settembre del '45, rabberciato alla meglio lo stabilimento di via Zima, si riprese l'attività. Con accorta preveggenza tutti i vetri dello stabilimento erano stati smontati, imballati e nascosti in cantina, cosicché alla ripresa furono perfettamente disponibili e si poté in tal modo ovviare all'assoluta carenza di vetri in quel periodo. Erano così passati gli anni più tristi e politicamente più difficili.
Aldo Geroldi
Adalberto Geroldi, comunemente chiamato Aldo, fece del suo meglio per colmare il grande vuoto venutosi a creare in azienda per la scomparsa del padre Alfredo e sopperire alla mancanza del suo spirito imprenditoriale e delle sue lungimiranti vedute, sia sul piano tecnico che commerciale. Aldo Geroldi, frattanto, si era andato via via preparando al compito che lo attendeva. Sotto l'aspetto amministrativo, dopo aver abbandonato a 15 anni gli studi classici, che aveva intrapreso per potersi poi iscrivere, come sua aspirazione, a medicina, frequentò l'Istituto Tecnico Commerciale Marino Ballini, conseguendo nel 1927 il diploma di ragioniere e perito commerciale.
Già allora, gli investimenti in macchinari moderni rappresentavano una scelta coraggiosa e strategica, segno di un impegno costante verso la qualità e l’innovazione che ancora oggi ci contraddistingue.
nuove macchine per la stampa
Nel 1952 venne installata l’unica macchina a Brescia per la verniciatura e gommatura della carta con essiccatoio a raggi infrarossi. Nel 1953 il primo impianto per la stampa di «transfer», decalcomanie a caldo per calze e tessuti. Con questa macchina a 2 colori, della fabbrica tedesca Mussman, oltre che fornire parecchie industrie italiane si iniziò anche una discreta attività di esportazione, alla quale si dedicò in modo particolare Alfredo Geroldi, figlio di Duilio. La ditta Fratelli Geroldi fu la prima a Brescia, e supponiamo anche in Italia, ad esportare transfer a caldo nel Sudafrica (Durban, Johannesburg) nel Medio Oriente (Damasco, Siria), nel Venezuela (Caracas). Poiché in Italia non esistevano fabbriche di colori per tale lavorazione si dovevano importare direttamente dal fabbricante Capuozzo, un napoletano trapiantatosi negli Stati Uniti, il quale, per questo suo monopolio, poteva permettersi il lusso di produrre per soli sei mesi l’anno. Nel 1954 entrò in funzione, novità per Brescia, una rotativa a 3 colori di grande produzione, della Casa tedesca Winkler U. Dunnebier, con stampa di 1 colore all’anilina, e di 2 colori da matrici Semperit. Di conseguenza venne acquistato anche l’impianto per la produzione di tali matrici. Pure nel 1954 è in funzione, unica a Brescia, una Waite e Laville inglese, per la stampa e smaltorilievo da punzoni d’acciaio. Del 1956 è la «Golia», fustellatrice di grande formato per scatole ed astucci. Essa derivava dalla Krause tedesca e venne fabbricata, sulla traccia dei dati tecnici in possesso di Aldo Geroldi, dalle Fonderie Pensotti di Legnano. Presso tale ditta, avendo conosciuto in prigionia, nel campo di concentramento di Witzendorf, uno dei Pensotti, aveva trovato lavoro un amico di Geroldi, il dott. Enzo Zagni, il quale si prese particolarmente a cura tale realizzazione.
1959
Nel 1959 si apre un nuovo capitolo nella storia della tipografia. Anche se in Italia ha da poco fatto timidamente la sua comparsa, si profila per un prossimo futuro l’epoca dell’elettronica e dei computers.Consigliato, potremmo dire, da tutti i suoi cari Assenti, sempre presenti in spirito nella sua vita, Aldo Geroldi decide l’acquisto di una macchina a tre colori, cui poi se ne aggiunge una seconda e una terza, per la stampa dei moduli a striscia continua per centri elettrocontabili.
1959
Non si tratta ancora di rotative, che verranno in seguito, ma di una macchina a platina «Tison» della Casa Seailles et Tison di Parigi, a tre elementi stampanti, che dà la possibilità anche di stampare 3 fogli contemporaneamente, con inclusa la carta carbone per il ricalco. Con questa modesta macchina si entra nel campo della modulistica, e poiché la richiesta di tali moduli nella zona di Brescia era praticamente irrisoria, si vanno a cercare clienti in altre zone, come la Banca Commerciale Italiana - Sede di Milano.
1959
Su suggerimento dato dai professori dell’Università di “Tecniche ed Arti della Stampa” presso il Politecnico di Torino ad Alfredo Geroldi, sorse a Brescia nel 1972 il “Centro di Fotocomposizione Bresciano”, il primo in Italia a fotocomporre con il sistema Bobst. Situato in viale Stazione n. 63, fu costituito da Alfredo Geroldi e da due esperti linotipisti: Enrico Guizzon e Alessandro Cavalleri. Uno dei primi lavori di considerevole mole fu la fotocomposizione del dizionario Sansoni di Firenze, inglese-italiano e italiano-inglese di ben 1736 pagine, stampato poi a Bologna nel 1975, per un valore di circa 40 milioni di lire. Ci furono, poi, altre ristampe con aggiornamenti fino a raggiungere 2278 pagine, che sfruttarono la memorizzazione, eliminando l’uso del piombo, con grossi vantaggi pratici ed economici.
Il 23 maggio 1957 l’azienda subiva ancora un’altra perdita gravissima: scompariva, a soli 33 anni, Alfredo Geroldi.
LA MORTE DI ALFREDO, figlio di dulilio
Il 23 maggio 1957 l’azienda subiva ancora una perdita gravissima: scompariva, a soli 33 anni, Alfredo Geroldi, unico figlio di Duilio e di Gina Omassi. Il ricordo di Alfredo Geroldi, dai familiari chiamato affettuosamente Popi, dura vivo tuttora, perché tutti gli volevano bene per il suo ottimo carattere e per la sua forte volontà di resistere al male. Compiuti gli studi elementari sotto la guida del maestro Vittorio Chizzolini, divenuto poi professore di filosofia e figura di spicco della società editrice «La Scuola», egli proseguì gli studi al liceo classico Arnaldo da Brescia, iscrivendosi poi all’università di Milano, prima alla facoltà di chimica industriale e poi a quella di medicina. Lo scoppio della seconda guerra mondiale interruppe i suoi studi, essendo stato chiamato alle armi, nella divisione Monte Rosa/Littorio, che venne inviata in Germania per addestramento. Biondo di capelli e di struttura fisica non possente, non sopportò le fatiche e le privazioni, alle quali venne sottoposto e, quando rientrò in Italia, non venne diagnosticata subito una tubercolosi polmonare. A guerra finita, pur minato da morbo incurabile, dedicava la sua attività all’azienda paterna, nella quale esplicò le sue mansioni con intelligente operosità. Laureando in giurisprudenza, appassionato dell’arte della stampa, amava profondamente la sua città. Il suo animo univa una grande modestia ad un altrettanto grande bontà, maturata nel lavoro di ogni giorno e nella sofferenza, così come col contatto quotidiano si era sviluppato l’intenso affetto che lo legava al cugino Aldo e alla di lui moglie Clara. Il vuoto da lui lasciato si ripercosse molto sull’azienda negli anni che seguirono. Alla direzione di essa erano rimasti soltanto il padre, in età avanzata ed il cugino Aldo, al quale veniva a mancare un valido aiuto ed un prezioso consigliere. Le aziende grafiche come la Fratelli Geroldi, che i tedeschi individuano bene con il nome di Akzident Druckerei hanno bisogno di molto personale direttivo perché i rami sono diversi ed ognuno di essi necessita spesso di decisioni immediate e ferme, che riescono valide e produttive solo se provengono dall’esperienza e dalla capacità personale. È questo uno dei tanti motivi per cui la mancanza di una persona come Alfredo si fece sentire per lunghi anni. Prima e dopo la guerra la Geroldi collaborò validamente per la stampa di speciali edizioni sia con l’Editrice Morcelliana che con la Società Editrice La Scuola, soprattutto per l’esecuzione di tavole a colori, campo nel quale la Ditta Geroldi era meglio attrezzata. Oltre alle già citate tavole a colori del Pinocchio di Jacovitti stampate durante la guerra, e per la prima volta in offset incise, non possiamo non ricordare, anche per l’eminenza dell’autore, le tavole a colori della «Fisica dell’atomo» del professore mons. Angelo Zammarchi. Era un’edizione assai attuale in quel momento, essendosi da poco spenta l’eco dell’esplosione della prima bomba atomica.