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CAPITOLO II


I Guerra Mondiale
e anni ‘20

Dal 1909 al 1919 la Ditta Fratelli Geroldi stampò «Il Cittadino di Brescia», quotidiano vivace e combattivo che ebbe un ruolo centrale nella vita locale. Una scelta audace in anni in cui non era rischioso solo scrivere, ma anche stampare.

fig. 58 - Targa della ditta Geroldi affissa in Via Moretto 78.

fig. 3 - 1923 - Fattura della Cartoleria Bresciana

Stampa del primo giornale “Il Cittadino di Brescia”

Dal 14 marzo 1909 fino al 1919 la Ditta Fratelli Geroldi si era assunta la stampa de «Il Cittadino di Brescia», un quotidiano vivace e combattivo che tanta parte ebbe nella vita locale del tempo. Decisione coraggiosa in un momento in cui era pericoloso non soltanto scrivere, ma anche stampare. Per tale compito era stato necessario rinnovare le attrezzature. C’erano quattro linotype per la composizione e una rotativa svizzera Duplex, che stampava normalmente dalle 12.000 alle 14.000 copie, andando in macchina dopo la mezzanotte e spedendo verso le quattro del mattino per la provincia e la città. Nella redazione del giornale che aveva sede nel vecchio palazzo San Paolo di via Gabriele Rosa passarono nomi della Brescia cattolica: da padre Giulio Bevilacqua a Giorgio Montini, dall’avv. Piero Capretti all’avv. Andrea Trebeschi, a Carlo Bresciani, Pietro Bulloni, Leonzio Foresti, Luigi Bazoli, l’on. Longinotti e tanti altri.

“Mandare avanti una tipografia, una cartoleria e la stampa di un giornale, non era impresa facile.”

LE ATTIVITà dei fratelli geroldi

Mandare avanti una tipografia, una cartoleria (la ex cartoleria Malinverni di corso Magenta 2, rilevata dalla Fratelli Geroldi e denominata Cartoleria Bresciana) e la stampa di un giornale, non era impresa facile, anche perché Alfredo Geroldi, durante gli anni di guerra, pur facendo parte, per l’età, del servizio territoriale, doveva svolgere servizio presso il Comando di Divisione Militare, di stanza in via S. Afra ora via F. Crispi. Dopo la disfatta di Caporetto si stampò anche il giornale di trincea «Il Razzo» per la VII Armata. Era un periodico stampato a due colori, con molte vignette e scritte di propaganda, che veniva distribuito soprattutto in prima linea, fra le truppe al fronte, allo scopo di risollevarne il morale. Anche se validamente coadiuvato dal fratello Duilio, a guerra finita, l’orario di lavoro di Alfredo era così suddiviso: dalle 8 a mezzogiorno e dalle 14 alle 18 in stabilimento; dalle 18 fin oltre le 19 in cartoleria e dalle 21 alle 2 di notte al giornale, fino a quando vede luce la prima copia. Solo allora poteva dedicarsi al riposo. Era un lavoro stressante e, benché a malincuore, nel 1919 venne presa la decisione di rinunciare all’incarico della stampa de «Il Cittadino», che venne assunto dalla Tipografia Morcelliana, la quale lo svolse fino al 30 ottobre 1926. In tale data una squadraccia fascista capitanata dall’ing. giornalista Alfredo Giarratana irruppe nella tipografia e distrusse completamente il macchinario, stroncando così la vita del giornale. Al suo posto sarebbe poi sorto il più malleabile «Il Popolo di Brescia». Terminata frattanto la guerra, l’azienda, che si è ancora ingrandita, necessita di maggior spazio. Acquista dall’on. Longinotti lo stabile nel centro di Brescia, tra via Giordano Bruno, ora contrada del Cavalletto, e vicolo Lucertole, ma non vi si trasferisce, avendo trovato nel frattempo una migliore possibilità; lo cede alla Ditta Apollonio, la quale vi si stabilisce fino al 1992.

Nel 1922 Alfredo e Duilio Geroldi perfezionano l’acquisto di una parte dell’immobile in via Circuito n. 5, ora via 25 Aprile, e vi costruiscono, nel 1923 la nuova sede, con ingresso da via Carlo Zima N° 1.

La sede di Via Carlo Zima 1

Nel 1922 Alfredo e Duilio Geroldi perfezionano l'acquisto di una parte dell'immobile di proprietà della famiglia Dabbeni, commercianti di legname, in via Circuito n. 5, ora via 25 Aprile, e vi costruiscono, nel 1923 la nuova sede, con ingresso da via Carlo Zima N° 1. A tale decisione di non piccolo impegno per l'ancor giovane azienda fu determinante l'incitamento, che si tradusse in notevole aiuto finanziario, del comm. Roberto Ferrari, titolare dell'omonimo calzificio e cotonificio. Con la generosità che lo distingueva egli prestò il suo aiuto senza esigere interesse alcuno, anzi, senza pretendere neppure una ricevuta: gli bastava la parola; tale era la stima e l'affetto che avevano saputo suscitare attorno a sé i due fratelli Geroldi e, in particolare, Alfredo Geroldi.