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CAPITOLO III


II Generazione e
II Guerra Mondiale

Non passava anno senza che qualche novitĂ  venisse a rimpiazzare le piĂą vecchie e ormai scarsamente produttive attrezzature.

fig. 27 - Interno dello stabilimento di via Zima, 1 , anni quaranta

INNOVAZIONE: ACQUISTO DI NUOVE MACCHINe

Nel 1931 Adalberto Geroldi, figlio di Alfredo, durante uno dei suoi soggiorni di lavoro in Germania, assumendosi, per quei tempi e per l’ancor giovane età (aveva solo ventitrè anni), una grande responsabilità, acquistò a Lipsia, dalla casa Schelter u. Giesecke, la prima macchina platina automatica, cioè con mettifoglio e levafoglio automatico, denominata «Autophoenix». Questa macchina, la prima che veniva installata in Italia, destò molta meraviglia e curiosità nell’ambiente grafico e furono moltissime le persone che vennero a vederla in funzione. In seguito in aggiunta alle litografiche piane a pietra, entrò in funzione la prima rotativa litografica offset, cioè a stampa indiretta, e la prima macchina bronzatrice a nastri, entrambe acquistate a Parigi dalla Casa Marinoni e Voirin. La prima, pur essendo ancora con puntatura a mano, utilizzando lastre di zinco permetteva una produzione ben cinque volte superiore alle obsolete macchine a pietra. La seconda eliminava l’improbo lavoro della bronzatura a mano, che consisteva nello spargere con uno straccio di lana il bronzo in polvere sui fogli ancora freschi di stampa e nel ripulire, sempre manualmente, i fogli stessi dalla polvere superflua: operazione che veniva eseguita in cortile data la finissima polvere impalpabile che si spandeva dappertutto.  Nel 1936 entrò in funzione una seconda rotativa offset, questa volta con mettifoglio automatico. Nel 1938 una tipografica pianocilindrica Planeta, con mettifoglio automatico e, unica in Italia, con un dispositivo per la stampa contemporanea di 2 fogli o 2 buste separati. Sempre del 1938 è l’acquisto, alla Fiera di Lipsia, di una macchina piegatrice Preusse, e della prima Heidelberg a stella di concezione nuovissima.

“Quanto testé esposto non vuole essere un arido elenco di acquisti, ma piuttosto una testimonianza della intraprendenza e della capacità di essere sempre al passo coi tempi dei titolari della F.lli Geroldi.”

L’azienda, infatti, non progrediva solo con nuovi macchinari, ma anche tecnicamente con la ricerca di nuovi metodi di lavorazione, specialmente con perfezionati sistemi nel trattamento delle lastre litografiche di zinco, per la stampa in offset litografica. Nel 1940, con l’ausilio di nuove attrezzature e sotto la guida di un esperto capo-litografo, tale Canonica, milanese, la Fratelli Geroldi attua per prima a Brescia la nuova tecnica dei trasporti litografici incisi, con risultati prodigiosi per quei tempi quando ogni prodotto veniva fatto in casa su ricette segrete e personali. Fu in quel periodo, 1943, che, per conto della Società Editrice «La Scuola», si stamparono le tavole di un Pinocchio fig. 8 - 1943, Tavole di un Pinocchio disegnato dall'ancor giovane Jacovitti stampate a colori in litografia. 8disegnate dall’ancor giovane Jacovitti, fiorentino, che si fece poi il nome su scala nazionale come illustratore di libri e nel campo delle vignette satiriche. Queste tavole destarono notevole meraviglia ed interesse per il procedimento con cui furono eseguite, metodo che, sia pure con le più raffinate innovazioni e perfezionamenti che la tecnica ha apportato, è ancora oggi alla base dei moderni processi.

In questo periodo il personale della ditta arrivò fino a 63 operai, fra i quali 22 donne e 21 uomini

morte del fondatore alfredo geroldi

La tremenda catastrofe della guerra soffoca ogni possibilità di espansione. A essa si aggiunge anche una grave perdita con la morte di Alfredo Geroldi avvenuta il 6 febbraio 1943, durante la notte. Era una notte di tempesta, con rovesci di pioggia e vento, quasi che la natura stessa volesse partecipare alla tragedia che alle quattro del mattino si sarebbe compiuta con la fucilazione, per mano tedesca, al poligono di Mompiano, dei partigiani Astolfi e Margheriti. La tragica notizia aveva fortemente commosso l’animo di Alfredo che conosceva personalmente l’Astolfi, rappresentante delle “Arti Grafiche Marenghi & Votta” di Desenzano, con la quale era in ottime relazioni. Certamente il dolore per quanto stava per accadere contribuì a fiaccare il cuore di Alfredo, che pure aveva affrontato tante lotte e tante avversità. E alle due del mattino quel cuore cessava di battere.

LA SECONDA GUERRA MONDIALE

In questo periodo il personale della ditta arrivò fino a 63 operai, fra i quali 22 donne e 21 uomini, con una sola signorina nell’ufficio amministrativo per svolgere tutte le mansioni amministrative. Giacomina Sala di Erbanno (frazione di Darfo Boario Terme in provincia di Brescia). Solo alla composizione erano addetti ben nove compositori ed il proto. Fra i proto ricordo Portieri, De Rosa, diplomato alla Scuola di Arti Grafiche di Pompei, Filippini e, negli ultimi tempi Carlo Tabaglio e Giovanni Gussago. Ricordo, come addetto alle vendite, Giovanni Crestan, ottima persona, che curava la clientela di Verona, recandosi là in treno, e quella di Brescia, girando la città e la provincia in bicicletta. Ricordo, tra i clienti, il calzificio Refedor, Recchia Fraccaroli e Dotti, per le migliori etichette per calze, che stampavamo per loro. Giovanni Crestan faceva da trait d’union fra gli antifascisti bresciani ed il calzificio Refedor a Verona, in porta San Zeno, portando missive. Poiché a Verona, prima della seconda guerra mondiale, esisteva una sola litografia, tramite le conoscenze di Aristide Longato, la ditta Geroldi stampò numerosi manifesti per la zona veronese. Oltre a Giovanni Crestan, si occupava della clientela bresciana Ardito Bertoli, prima e, in seguito, Artemio Caravaggi. Prima di questi venditori si era sempre occupato del settore Alberto Gazza, figlio di Drusilla Geroldi, sorella di Duilio e Alfredo, che subì una ferita alla mano nei primi giorni della prima guerra mondiale, a Condino, paese situato nella valle del fiume Chiese in provincia di Trento, allora territorio austro-ungarico. Fu uno dei primissimi feriti della guerra 1915-18. Verso il 1940, essendo morto il cromista, incisore su pietra e litografo Ferruccio Hauner, anche primo violino nell’orchestra del Teatro Grande di Brescia, nonostante anche i miei tentativi di salvarlo, accompagnandolo dal medico, che tentava di debellare il cancro con l’uso del curaro. Egli fu sostituito da un giovane che lavorava al quotidiano Arena di Verona e disegnava vignette per il giornale: si trattava di Aristide Longato, che, una volta assunto, venne a stabilirsi a Brescia, con la moglie Olga e, a guerra finita, adottarono una bambina.  Finita la guerra, essendo un gran fumatore, cominciò a fumare sigarette americane Camel, oppiate, che lo condussero alla morte. Aveva già intrapreso un’attività individuale e naturalmente aveva lavoro in abbondanza per il suo gusto moderno e la sua abilità, essendo un gran disegnatore e un gran cromista. Per la ditta Geroldi fu una grave perdita, perché veniva a mancare un validissimo collaboratore. Fu sostituito da Gino Marchesi, conosciuto attraverso il fratello ing. Marchesi, che sovraintendeva ai lavori, in via Carlo Zima 1, per la creazione di un magazzino sotterraneo, accanto a quello già esistente.

IL TRASFERIMENTO

Il primo bombardamento di grossa portata su Brescia da parte americana, avvenuto l’11 febbraio 1943, induceva l’azienda a trasferire la sede in un luogo più sicuro di quanto fosse in via Zima, troppo vicina al ponte ferroviario sulla via Cremona ed al deposito delle locomotive, onde potere, anche se in scala ridottissima, continuare l’attività nell’attesa di un migliore futuro. Si trovò rifugio a San Polo, in mezzo ai campi, presso il cotonificio Schiannini, che disponeva anche di una piccola autonoma centrale elettrica, alimentata da una derivazione del Naviglio. Vi si trasferirono alcune macchine da stampa con le relative lavorazioni accessorie, mentre le altre venivano smontate e nascoste presso amici a Gussago, S. Eufemia e Botticino.